INCONTRI GGF 2015 - 2016

 

 

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RITIRO del GRUPPO GIOVANI FAMIGLIE (GGF)

Arcetri, 8 - 10 Aprile 2016

 

In occasione dell'anno della Misericordia il gruppo giovani famiglie si incontra e si raccoglie nel convento di Arcetri per vivere un'altra fetta di cammino insieme.

In occasione di questa due giorni sono stati invitati i coniugi Barone (Edy ed Enrico) che ci parlano concretamente della funzione pedagogica della narrazione come metodologia per tutta la famiglia e non solo.

C è una partecipazione attenta. Intenso e rispettoso è l'ascolto che accompagna le nostre narrazioni. Su invito di Edy e di Enrico raccontiamo chi siamo attraverso il nostro nome e quello dei nostri figli, dei nostri genitori e altro ancora........  ci caliamo nella nostra storia e regaliamo un pezzo di noi agli altri senza timidezza, senza timore, perché consapevoli che non ci sono giudizi alla fine di questa esperienza ma solo la volontà di continuare il nostro racconto.........

Grazie Edy. Grazie Enrico, grazie a tutte le famiglie che hanno reso possibile tutto questo.......

 

 

Famiglia Virgili

 

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Gruppo Giovani Famiglie (GGF)

Il Buon Samaritano

 Pisa, 14 febbraio 2016

 

Domenica 14 febbraio 2016 il Gruppo delle Giovani Famiglie di Pisa si è riunito nel nel convento di San Torpe'  per una chiacchierata sul tema della misericordia  con la guida di padre Gabriele Morra, Padre Provinciale dei Carmelitani Scalzi. Sono intervenute  circa 15 famiglie e tanti bambini, grandi e piccini. Padre Gabriele ci ha proposto un commento sulla parabola del Buon Samaritano, con una riflessione su chi è il nostro prossimo.

Ci concentriamo sul comportamento del buon samaritano. Egli era in viaggio: aveva dunque una meta da raggiungere, aveva programmi, forse aveva affari urgenti... Anche lui “vede” il malcapitato che era stato picchiato e abbandonato dai briganti, ma diversamente dal sacerdote e dal levita, si lascia ferire il cuore: fu preso da compassione (esplagchnisthē). Il verbo greco usato dall’evangelista esprime una emozione profonda, viscerale, come quella della madre per il frutto del suo grembo (splanchna evoca le viscere, il grembo materno). È questa straordinaria “com-passione” la sorgente di tutte le azioni che caratterizzano il comportamento del buon samaritano:

-          gli si fece vicino,

-          gli fasciò le ferite,

-          versò olio e vino;

-          lo caricò sulla sua cavalcatura,

-          lo portò in un albergo

-          e si prese cura di lui (Lc 10,34).

 

Il verbo epimeléomai  “prendersi cura” esprime in modo sintetico tutto ciò che questo samaritano ha fatto e progetta di fare. Infatti, “il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura (stesso verbo epimeléomai  ) di lui e ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”

 

I Padri della Chiesa hanno visto nella figura del Buon Samaritano Gesù stesso che pieno di compassione si china sull’umanità incappata nei briganti, si prende cura delle nostre ferite, ci solleva con immensa tenerezza nel suo abbraccio, prende su di sé le nostre infermità. Gesù conclude la parabola coinvolgendo il suo interlocutore (e noi) con una domanda diretta:

 

 

«Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?»

La risposta è scontata: «Chi ha avuto compassione di lui”. Ed ecco che l’ultima parola di Gesù inchioda alla responsabilità personale: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso» .

Il prossimo allora non è semplicemente colui che ci è vicino per vincoli di parentela, di amicizia o di religione. Ma è piuttosto colui che “si fa vicino” perché si lascia coinvolgere dal bisogno dell’altro. Tutti e tre i passanti vedono l’uomo ferito, ma uno solo ne ha compassione e questo fa la differenza.

Se ci immedesimiamo nell’ uomo ferito che giace sulla strada, non possiamo che rallegrarci del fatto che quel samaritano passi di lì. Molto spesso però noi siamo più simili al sacerdote e al levita, che ci fanno arrabbiare proprio perché probabilmente agiremmo come loro e il loro comportamento fa emergere la nostra mediocrità. Ammiriamo il samaritano, eppure la sua “compassione” un poco ci disturba perché tutti noi abbiamo sempre cose da fare, luoghi in cui andare, ragioni per non fermarci e farci carico dei problemi altrui. Pensiamo che le nostre strade sono piene di gente incidentata e che non possiamo “prenderci cura” di tutti, che lo debbano fare altri …

Noi ci nascondiamo dietro sottili distinzioni: chi è il mio prossimo? Quante volte lo devo aiutare o perdonare? Gesù invece ribalta la questione indicandoci uno sguardo diverso: la compassione che porta a prendersi cura e a farsi prossimo di chiunque ha bisogno del nostro aiuto. Questa parabola potrebbe essere letta su scala mondiale, come indicazione per i giusti rapporti fra i popoli. Non abbiamo altra via che la solidarietà per garantire futuro alla vita sul nostro pianeta. La solidarietà è la nuova forma della giustizia.

Dopo la condivisione dei nostri pensieri con Padre Gabriele mettiamo in scena una rappresentazione della parabola per i bambini in modo che anche loro ne comprendano il significato e lo conservino nei loro cuori. 

Nel tardo pomeriggio ci rechiamo in cattedrale per la benedizione degli innamorati da parte dell'Arcivescovo Mons. Benotto.


 

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“Tutto quello che avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” 

 

S. Torpè 10 Gennaio 2016

 

Il giorno 10/01/2016 le famiglie del GGF si incontrano presso il convento di S.Torpé per parlare di misericordia verso i nostri fratelli più bisognosi con Alessandro Carta responsabile area alta marginalità della cooperativa sociale il Simbolo di Pisa.

Alessandro ci riporta le sue esperienze non solo operatore sociale ma soprattutto come uomo impegnato ogni giorno al servizio dell'altro, un prossimo molto spesso negato ignorato o sostenuto a intermittenza, a distanza, dalla nostra società.

Il tema trattato ci fa calare in una dimensione tutta personale dove ognuno di noi parla in modo sincero della proprie difficoltà a creare un ponte con chi vive ancora ai margini, della impossibilità a immedesimarsi nell'altro come chiede Gesù a tutti noi.

 

 

Quanto riusciamo a immedesimarci nell'altro? Una domanda che domina tutto il dibattito. aperto da Alessandro...... e che fa da monito alle famiglie presenti (e non...) a guardarci intorno, ad alzare lo sguardo senza paura o titubanza verso una realtà che ci appartiene che ci lega e che non possiamo evitare se ci riconosciamo uomini e cristiani.

 

 

Occorre valorizzare ogni piccolo gesto che ci permette di “sentire” il nostro prossimo, non dare niente per scontato ma di fare nostra quella frase di Gesù citata nel vangelo che dice: “Tutto quello che avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me” (Mt 25, 40). 

 

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INCONTRO GRUPPO GIOVANI FAMIGLIE con P. Graziano Sbrolli

 

San Torpè Pisa, 12 dicembre 2015

 

“IL RICORDO DELLE MIE COLPE MI PARLA DI MISERICORDIA E AMORE”

 

(L 220 S.Teresa di Gesù B.)

 

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IL GGF e la testimonianza di una coppia dopo il percorso RETROUVAILLE

 

S. Torpè, PISA – 08 Novembre 2015

 

Domenica  8 novembre il GGF ha organizzato un incontro presso il Convento di San Torpè sul tema della misericordia in famiglia dal titolo “Dove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia”  (Rm 5,20)

L’incontro si è svolto ascoltando la testimonianza di una coppia di sposi con tre figli che ha raccontato la loro esperienza di vita di coppia caratterizzata da una profonda crisi che si è manifestata subito dopo il matrimonio e si è protratta per circa venti anni e da una meravigliosa rinascita all’amore coniugale attraverso un impegnativo cammino di misericordia.

I coniugi hanno vissuto l’esperienza dell’ infedeltà, dell’ umiliazione, della violenza verbale, della totale incomprensione e della solitudine durante la loro vita matrimoniale. Sollecitati dalla figlia più grande si sono

 

rivolti al consultorio pubblico che li ha introdotti in un percorso psicologico in cui si sono sentiti strumentalizzati e sicuramente non aiutati. Durante il percorso, costatata la situazione di grave infelicità dei coniugi, gli psicologi del consultorio hanno consigliato alla coppia di separarsi.

 

I coniugi hanno voluto fare un estremo tentativo e si sono rivolti al consultorio diocesano che, dopo un intenso periodo di counseling, li ha invitati a partecipare al percorso di RETROUVAILLE. Grazie a questo cammino per coppie in crisi i coniugi hanno imparato ad ascoltarsi, a conoscere i reciproci sentimenti, a desiderare il bene dell’altro, a perdonarsi e finalmente ad amarsi come mai in trenta anni di matrimonio erano riusciti a fare. 

 

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