S. TERESA

 

Via dei Bruni, 12

50139 FIRENZE

 

tel: 055 496105





Santa Teresa Margherita del Cuore di Gesu' (Redi)

 

 

Al nostro Carmelo di Firenze il 22 settembre le nostre sorelle Carmelitane del Monastero di S. Teresa in Via de' Bruni,12 aprono le porte per festeggiare insieme Santa Teresa Margherita del Cuore di Gesu' (Redi).

 

Alle 16.30 concelebrazione presieduta dal nostro Padre Commissario Gabriele Morra


S. Teresa - Firenze, 17 settembre 2019

  

Cari confratelli e consorelle,

 

vi trascrivo le belle parole con cui la Comunità del Carmelo di Firenze annuncia il trapasso di una nostra consorella. 

 

"la pregherei di avvertire, nella gioia Pasquale, i nostri Confratelli e Consorelle che la nostra Sr. Angela  Maria della Trinità, stamani, Festa di S. Alberto, è  partita verso  la Trinità, per mano di Maria, come un Angelo. Chiediamo la vostra preghiera.

 

Con affetto, nella Trinità, il Carmelo di Firenze."

 

Dio vi benedica tutti.

 fra sandro

 

 


S. TERESA - Firenze

 

Canterò in eterno la Misericordia del Signore

 

 

Nel quinto centenario della nascita di S. Teresa di Gesù (Avila) 

 

28 marzo alle ore 16 le Carmelitane Scalze del Monastero di S. Teresa in Via dei Bruni, 12 a Firenze, invitano per un concerto di musica per salterio tenuto da Alberto ed Elisa Foresti, per elevare a Dio una gioiosa preghiera di ringraziamento

 


 

 

È il primo fondato nel Granducato di Toscana per iniziativa della nobildonna Francesca Guardi Ugolini che, ottenuto il breve di fondazione dal Papa Urbano VIII, fece costruire un piccolo monastero in Borgo alla Croce e ottenne dal p. Paolo Simone, Generale dell’Ordine, quattro religiose del monastero di Genova. Esse giunsero a Firenze il 19 aprile 1630 accolte dall’Arcivescovo Mons. Alessandro Marzi Medici, che il 22 dello stesso mese celebrò la Messa nella cappella provvisoria e pose la clausura.

Nei primi anni le monache soffrirono molto sia per la peste di cui parlano i Promessi Sposi che minò la salute già debole di una delle fondatrici causandogli la morte sia per il bizzarro modo di fare della Signora Guardi che si comportava con loro peggio di Donna Prassede di manzoniana memoria, sia per le critiche al rigore di vita introdotto dalle fondatrici, sia per l'atteggiamento

 

 

 

 

poco responsabile di qualche giovane entrata in monastero. Nonostante queste difficoltà iniziali, ben presto la comunità divenne assai numerosa e poté proseguire nel suo cammino di osservanza regolare, sostenuta dal consiglio e conforto dei confratelli di S. Paolino e dei Superiori che avevano sottomesso il monastero alla giurisdizione del provinciale di Genova.

Sembra che nell’ultimo scorcio del secolo XVII le religiose della comunità che sia venuto meno il fervore primitivo a causa delle poche vocazioni e di due epidemie influenzali che misero a dura prova la salute cagionevole delle anziane. Ma agli inizi del settecento la situazione cambiò. Entrarono molte giovani che in poco tempo fecero raggiungere alla comunità il numero massimo consentito dalle Costituzioni e riprendere a vivere con il fervore e rigore dei primi tempi. 



 

 

Le religiose furono costrette a rifugiarsi nella Villa del Saracino dove rimasero finché al 1920 quando poterono tornare nel convento ormai riconsegnato loro dalle autorità lasciata militari. Ma l’Arcivescovo di Firenze, da cui dipendevano dall’epoca di Pietro Leopoldo I, le obbligò ad abbandonare il monastero perché vi erano stati ricoverati soldati affetti da tubercolosi. Dopo varie peripezie, nel 1921 acquistarono la Villa Leland, sulle colline nord della città, in Via Capponi, oggi dei Bruni. 

 

 

Con l’aiuto della Provvidenza, adattarono l’ambiente alla vita della comunità ricavando le celle necessarie e, dilazionate nel tempo, la chiesa, la cappella per l’urna del corpo incorrotto della Santa, il coro, l’infermeria e i parlatori, dove vivono anche oggi con la speranza di non abbandonarlo più per avventurarsi ancora alla ricerca di un luogo dove vivere in pace.

 

 

Carmelo di Firenze 


 

 

Tra costoro è degna di essere ricordata la M. Guadagni, sorella del Cardinale, colei che era riuscita a trascinare dietro di sé e a formare quel manipolo di giovani entrate in monastero con lei:

“Quando, nel 1762,- era priora la M. Guadagni - ho visitato questo nostro Monastero delle Carmelitane Scalze di Firenze, l'ho trovato con mia somma consolazione talmente ben regolato sì nello spirituale che nel temporale che ho creduto esservi una speciale assistenza di Dio e della Nostra S. Madre Teresa per il fervore universale di tutte le Religiose nel servizio di Dio e nell'acquisto della perfezione religiosa", scrive il Generale P. Filippo di S. Francesco nel Libro delle Visite f. 247.

In questo clima di intensa vita spirituale si immerse Anna Maria Redi allorché il 1 settembre, accompagnata dal padre, varcò le soglie della clausura accolta dalla comunità dalla priora Sr. Maria Maddalena di Gesù, Quaratesi, dalla Maestra Teresa Maria di Gesù, Guadagni, e dall’intera comunità.

Con il decreto del 13 settembre 1810 Napoleone Bonaparte soppresse tutte le comunità religiose e ne incamerò i beni. Le religiose di S. Teresa, eccetto tre, presero in affitto parte del noviziato del convento di S. Domenico a Fiesole e vi si rifugiarono in attesa che si placasse la furia della bufera napoleonica che si era abbattuta sull’Europa. 

 

 

Dopo la caduta di Napoleone poterono rientrare in possesso del loro monastero e riprendere il loro ritmo normale di vita, che si prolungò indisturbato fino al 4 maggio 1866 quando, per ordine del Governo dell’Italia unita, furono costrette a lasciare per sempre il monastero, che fu adibito a carcere. Presero in affitto la villa Del Riccio alle Piazzole sulle colline di Arcetri. In quell’ambiente molto ristretto per la vita di una comunità, le monache rimasero per nove anni,  durante i quali alcune morirono provate dalla fatica, dagli acciacchi e dalla fame. Finalmente riuscirono ad acquistare una piccola porzione dell’antico monastero delle Clarisse di S. Matteo in Arcetri e vi si trasferirono il 27 aprile 1875. Ma gli spazi limitati dell’ambiente, l’eccessiva lontananza dalla città che rendeva difficile procurare lavoro per il mantenimento della comunità e avere l’assistenza spirituale per le religiose, costrinse le monache a trovare una collocazione in altro luogo. In seguito all’intervento provvidenziale di una persona poterono edificare un nuovo monastero sulle pendici del colle di Bellosguardo dove si trasferirono il 23 marzo 1896.

Durante la guerra 1915/1918 il monastero fu requisito dal Governo per collocarvi un ospedale. 


 

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