Il PROGETTO DEL CONVENTO DEI PADRI CARMELITANI IN ALBANIA

Il Carmelo degli Albanesi

 

La missione in Albania ha avuto, fin dal suo inizio, un’intonazione particolare di gratuità e di letizia anche nei suoi aspetti più “tecnici”. Quando sono diventati certi lo scopo e la modalità della nostra presenza a Nënshat, è stato facile trovare, tra gli amici di Treviso che vivono il Carmelo come loro “casa spirituale”, tre architetti, un geometra e un ingegnere strutturista che si sono messi insieme per fare il progetto del convento/casa di spiritualità. È stato bello lavorare insieme, cominciare con una preghiera le tante riunioni, fare tutto gratuitamente e con passione: una vera e propria esperienza di lavoro “redento” da tutti i gravami di arrivismo, efficientismo, assillo economico, individualismo che, solitamente, rendono difficile il clima degli ambienti di lavoro. So che le persone che lavorano in modo veramente gratuito alla fine ringraziano sinceramente per aver avuto questa occasione e ne escono arricchite nel cuore e non nelle tasche. E così, in effetti è andata … Devo dire che di gente così ce n’è tanta, più di quanto si creda … e ardisco di dire che, per un cristiano, è normale che sia così, visto che ha ricevuto gratuitamente la vita da figlio di Dio!

Quando siamo arrivati in Albania e abbiamo cominciato a portare la nostra casa dalla carta del progetto alla realtà, tutto ti è svolto con una meravigliosa continuità. Per dirigere i lavori abbiamo trovato una persona che, senza nulla togliere alla sua competenza ed esperienza, è prima di tutto un fraterno amico delle carmelitane e nostro. Si chiama Kol 


(Nicola) Zefi, ha 51 anni, è sposato e padre di quattro figli. Kol ha raccolto intorno a sé operai e tecnici che costituiscono un gruppo di lavoro affiato, dove la parola data e la fiducia reciproca sono i cardini dei rapporti lavorativi. Spesso le varie fasi di lavoro sono cominciate con una preghiera e una benedizione, si sono concluse con una grigliata di carne, sempre in fraterna allegria. Nei momenti salienti anche il nostro vescovo ci ha onorati con la sua paterna (non è un modo di dire …) presenza. Sia ben chiaro che tutto questo non copre nessuna approssimazione: la competenza e l’accuratezza dei lavoratori albanesi sono sorprendenti anche per i nostri progettisti italiani. Sentiamo che altri si lamentano degli operai di qui … Noi non abbiamo motivi. Perfino i limiti che ci possono essere nei mezzi e negli strumenti stimolano a trovare soluzioni ingegnose e creative. Penso che la passione per lo scopo sia, alla fine, il fattore qualificante.

Così i lavori procedono speditamente. Dopo la tappa della progettazione è arrivata quella della costruzione. Quando Dio vorrà la casa sarà ultimata e toccherà a noi frati abitare quei muri progettati e costruiti così. Comincerà così la nuova tappa. Ci prepariamo per dare continuità allo stesso spirito di gratuità e di letizia che ha animato tutto finora. Allora sarà veramente una bella casa, accogliente e familiare, il Carmelo degli albanesi.


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